La pratica di āsana è molto diffusa nel Modern-yoga, tanto da assumere un ruolo centrale all’interno di una lezione di yoga. Se vogliamo praticare in profondità, si dovrà fare in modo che le varie posizioni che si assumono si riempiano di significato; il corpo grazie alla posizione diventerà un composto fatto di elementi, emozioni, intelletto, beatitudine.
Se non si vuole restare imprigionati nella forma si dovrà imparare a comunicare con il corpo, a sentirlo pienamente durante la posizione. Si dovrà percepire lo scorrere del prāṇa; badare al contenuto e non al contenitore.
Nell’Haṭhapradīpikā āsana è il primo gradino del cammino yogico (e non il terzo come per Patañjali) e āsana sono le tante posizioni utili per curare il pro259
prio corpo dalle malattie e per instaurare in esso riposo e rilassamento.
 
La pratica di matsyendrāsana stimola le funzioni digestive e lavora come un'arma per distruggere moltissimi gravi malanni. Aiuta anche il risveglio di kuṇḍalinī e dà stabilità alla spina dorsale. (Hp II, 13) 3
 
La letteratura tantrica ha ipotizzato una quantità di āsana innumerevoli (ottantaquattro milioni), tante quante sono le specie viventi.
Attraverso āsana il corpo diventa natura, animale, oggetto, divinità, in una sorta d’identificazione sciamanica con tutto ciò che esiste. Si è tutt’uno con la Śakti (col praticare āsana si diventa l’universo intero).
Grazie ad āsana possiamo risvegliare la terra e gli altri elementi, possiamo esplorare la dimensione animale, vegetale, minerale. Possiamo essere oggetti con le loro infinite caratteristiche, forme e qualità.
Possiamo essere montagna, albero, foglia, fiore, cavallo, coccodrillo, leone, cammello, cigno, aquila, pesce, locusta, serpente, aratro, barca, cancello, bastone, sedia, tavolo.
In āsana possiamo accogliere la forza del sole o della luna o catalizzare le forze divine o usarle per essere vibranti, accogliere l’istante e l’assoluto, o essere semplicemente ciò che si è, pronti a tendere all’infinito, liberi di entrare e uscire da ogni forma che esiste.
 
Cos’è dunque questo āsana se non la pulsazione dello spanda che assume miriadi di forme? Così l’āsana diventa lo specchio di questa pulsazione, di questa sensazione (sparsa), chiamata anche formicolio (pipilika). Si esprime in tutte le forme, ecco perché le posizioni ricreano, attraverso diversi gruppi, l’infinità di tutte queste strutture, siano esse geometriche, geografiche, minerali, vegetali, animali, umane, eroiche, demoniache, divine. Il tatto (sparsa) è l’atto di consacrazione più gratificante negli āsana. 4
 
Ogni āsana è il veicolo per la coscienza, diventiamo ciò verso cui la coscienza tende, siamo in uno stato d’essere, non più in un fare né in un dinamismo o in una vuota forma o postura ma in un puro stato d’essere (qualsiasi esso sia). Il corpo può diventare per un istante infinito, l’unità di misura del vivente.
In una pratica di āsana così condotta il corpo è punto d’incontro di sensazioni e di forze che si risvegliano.
Rimanere comodi e stabili e utilizzare ogni āsana in connessione con la respirazione vuol dire aprire le porte allo stato e alle pratiche di prāṇāyāma, la via che permette di estendere all’infinito la vitalità.