Una connessione profonda con la corporeità ci permetterà di prendere coscienza tutti i vari piani presenti in noi e ogni loro trasformazione.
Rimanendo in ascolto, tutta la storia della nostra vita emergerà dal corpo e salirà fino alla coscienza, senza nulla fare, nulla forzare.
Basterà porsi nella posizione del cadavere (śavāsana) per lasciare che le sensazioni diventino percezioni per associarsi, infine, con tutta probabilità, ai pensieri, forse intrisi di memorie (regressione nel passato) o di progetti e programmi (proiezione nel futuro) che le hanno modulate.
Le memorie possono provenire anche dai piani più profondi dell’essere; potremmo così riconoscere, anzi, “ri-sentire”, ciò che abbiamo vissuto, grazie all’ascolto del corpo, fedele pellicola impressionabile.
La fase dell’ascolto del proprio sé sembrerebbe l’operazione più semplice, ma in realtà è una delle più articolate.
Nel rilassamento il vissuto potrebbe salire in superficie; prima del corpo divino si manifesteranno memorie, emozioni, ansie, paure, tutti i ricordi, i trascorsi non ancora elaborati o irrisolti che a loro volta, come spiega Patañjali, creeranno altri pensieri, impressioni, desideri e volontà.
Si comprende solo qui l’importanza del Rāja-yoga come strumento di purificazione e di conseguenza come porta di accesso alle più estese e vertiginose dimensioni che si apriranno nel tantra. Le indicazioni contenute negli Yoga Sūtra sono uno strumento indispensabile per togliere la zavorra accumulata negli anni, che impedisce una percezione in profondità della realtà naturale dell’essere.
Yama e niyama, prime due tappe dell’Aṣtaṅga-yoga, sono, ad esempio, straordinari strumenti di purificazione della coscienza, così come lo sono le pratiche descritte nel primo capitolo per raggiungere uno stato di citta prasādana (una coscienza purificata).
Prima di accedere al piano divino, a cui fanno riferimento testi come lo Yoginihṛdaya, si userà il Kriyā-yoga per ridurre i kleśa, fattori irritanti e disturbanti (PYS II, 2); verrà invece usata la ripetizione di un mantra per rimuovere altri ostacoli interiori (gli antarāyā e i vikṣepa).
Una volta purificato il corpo mentale, i neurorecettori percepiranno sensazioni più equilibrate e armoniche, che saranno ulteriormente raffinate grazie alle pratiche di āsana e prāṇāyāma descritte nei testi dello yoga che s’ispirano alla tradizione del tantra.
Le sensazioni e le percezioni saranno più nitide e non sarà difficile scorgere l’attività sotterranea dei cinque elementi che, a differenza di quanto accadeva nel Sāṃkhya, saranno la nostra porta d’ingresso al mondo naturale.