Il corpo tantrico in questo capitolo è fisiologia sottile ma anche visione di una corporeità che diventa strumento yogico, veicolo di liberazione. Si dovranno elencare quindi questi strumenti.
Āsana sarà l’assunzione di una posizione comoda, prāṇāyāma è il suo grado di vitalità, mudrā, riguarderà l’uso delle mani come gesto di benedizione ma so­prattutto di introspezione, yantra potrà essere la capacità di leggere il corpo geo­metricamente, mentre mantra avrà a che fare con il corpo in uno stato vibrante.
Questo tipo di considerazione del corpo può cambiare la prospettiva esistenziale e orientarne la direzione. Il corpo diventa l’occasione unica per spalancare le porte della consapevolezza. Un corpo non più ignorato, o trattato come discarica, o strumento di morte, ma come elemento di risveglio della propria umanità.
In sintesi potrebbe essere plausibile una sequenza per pratiche yogiche che considerano la presenza di un “corpo innanzitutto percepito”, attivato dai so­fisticati neurorecettori attivi in noi.
Un corpo accolto per come appare, per come si presenta nell’istante dell’ascolto.
A questa percezione spontanea squisitamente fenomenologica seguono pra­tiche purificatorie (ṣaṭkarma, āsana e prāṇāyāma) utili per ridurre tutte quelle memorie, tracce e impressioni latenti che ne condizionano la realtà. Una volta purificato, e ridotte le sovrastrutture mentali ingombranti (vṛtti), apparirà na­turalmente un corpo costituito dai cinque elementi (corpo naturale) e, attra­verso una serie di ulteriori passaggi, ci collocheremo in un corpo immaginato esperito diventando creatori e fruitori di cakra, le forze che animano il sistema coscienziale; saliremo come kuṇḍalinī lungo la colonna vertebrale e ci rap­presenteremo come yantra, cioè diagrammi, per dare forma limpida e sottile a una natura interiorizzata. Esprimeremo ciò che matura nel corpo emozionale attraverso i mudrā e vibreremo attraverso la recitazione dei mantra per com­pletare la visione di quel corpo identico a Śiva verso cui ogni pratica è rivolta.
Avremo visione di un “corpo universale”, divinizzato, che, in conclusione, condurrà la coscienza al limite del percepito, alla consapevolezza di un corpo vuoto, luminoso e vibrante.