Il corpo yogico si sviluppa grazie alla capacità di installare, proiettare e risvegliare forze interiori all’interno della fisicità. L’energia vitale, risvegliata dalla pratica di āsana e mantenuta attiva dal prāṇāyāma, circola nei canali (nādī) del corpo intero, fino a che il praticante sarà in grado di orientarla verso la colonna vertebrale.
La forza pranica ripulirà il canale centrale e stimolerà la risalita della forza profonda (kuṇḍalinī) che risiede alla base della colonna. Questa risalita attiverà delle stazioni (cakra), luogo e dimora delle divinità (deva).
 
Vivere, esistere consapevolmente come tantrika, è vivere in un universo che si avverte penetrato dell’energia divina, un complesso energetico nel quale il corpo è immerso, facendone parte e offrendone un riflesso nella propria struttura: un corpo in cui sono presenti le forze sovrannaturali, le divinità, che lo animano e lo legano al cosmo, un corpo che ha una struttura e una vita divino-umane, e che è, inoltre, un corpo yogico. Tantrismo e yoga sono di fatto indivisibili. 1
 
Da questo momento in avanti la tradizione tantrica potrà indicare il modo affinché questa energia che si risveglia nel praticante inizi a circolare, a espandersi attraverso canali e centri creati dalla coscienza stessa.
 
Si tratta dell’haṭhayoga, che taluni preferiscono chiamare kuṇḍalinīyoga, in ragione del ruolo fondamentale giocato dalla kuṇḍalinī, potenza cosmico-divina che è presente nel corpo, lo abita e lo trasforma. Questo tipo di yoga è caratterizzato dal fatto che la sua pratica si fonda su una struttura immaginaria concepita e percepita come presente all’interno del corpo fisico (a volte oltrepassandolo), costituita da centri (chiamati granthi, chakra o padma, ossia ‘nodo’, ‘ruota’ o ‘loto’) e da canali, nādī, nei quali risiede o circola il soffio vitale, prāṇa (e insieme l’energia divina, i mantra o le divinità). I canali sono in teoria settantaduemila, ma ve ne sono tre principali, e tra questi la susumma, asse verticale che va dalla regione perineale alla sommità del capo, attraverso la quale può risalire la kuṇḍalinī, la cui ascesa conduce alla liberazione. Lungo questo asse (o più precisamente percorso) si susseguono i principali chakra che vanno dal muladhara, a livello del perineo, al “foro di Brahma”, ossia la sommità del capo, e anche oltre. 2
 
La forza vitale diventa un potere attrattivo e crea una nuova visione del corpo umano, un corpo che può fluire oltre lo spazio e il tempo, risuonare con il divino, con l’intero universo; i suoi confini si riducono, l’immagine del corpo egoico viene progressivamente dissolta; è attraverso il corpo yogico, immaginale, reso divino e vibrante, che lo yoga tantrico matura in una delle sue più complete espressioni.