In qualità di insegnante e formatore, durante la lezione, invito a un contatto con le sensazioni gradevoli (dopo che quelle disturbanti siano state ridotte con la pratica del distacco); è dalle aree più pacificate che la coscienza trova riposo, riceve stimoli, assorbe forza.
Gli elementi naturali, nel corpo, saranno quello che, per loro natura, sono destinati a essere: riserva, nutrimento, vita, natura, sopravvivenza, potenzialità.
Durante la pratica invito a cercare stabilità, come lo yoga suggerisce, ma senza indicare il luogo esatto del corpo dove potrebbe trovarsi; una “stabilità”, ovunque essa si trovi; sia che si manifesti appena presente, intensa o ridotta non importa, la coscienza identificandosi, ritroverà un proprio stato bilanciato.
Si cercheranno inoltre: il tepore del corpo, tutte le zone nelle quali sono pre­senti sensazioni (equilibrate, armoniche, piacevoli).
Ritengo che non possa esistere lo yoga senza queste “premesse esperienziali”.
È un’educazione al contatto con i nostri aspetti positivi e naturali, non identi­ficato con traumi regressi, incidenti subiti, ansie, accumuli fisici, emozionali, mentali. Unirsi al mondo è unirsi al corpo in quanto totalità.
Ogni volta invito gli allievi all’unione con quanto in loro sia percepito come accogliente, desiderabile, efficiente.
Il corpo diventa un paesaggio, lo si potrà esplorare, sentire la stabilità della terra, le onde dell’acqua, il fresco dell’aria sulla pelle, la luce che illumina; un sole interno sarà sul punto di sorgere, o pronto a tramontare, per mostrare il firma­mento interiore, dove le sensazioni splenderanno come astri nel cielo notturno.
Un ascolto incondizionato dell’essere è la prima pratica che suggerisco, ma è anche l’ultima, la più impegnativa, senza schemi né riferimenti, affidandosi a quanto l’istante può offrire.
L’ascolto è un atteggiamento “ricettivo”, con una coscienza non orientata e non proiettata altrove, senza sovrastrutture mentali, senza ambizioni di perfor­mance prestanti o ipnotici stati di trance.
Una lezione di yoga dovrà comprendere continui passaggi tra analisi e sin­tesi, ragione e creatività, ripetizione e rinnovamento, attività e distensione.
S’imparerà ad analizzare il corpo, poi a percepirlo nella totalità, quindi a sentire il piacere e la sofferenza; si potrà rimanere semplici osservatori oppure aprire un dialogo con il “proprio divenire”… Ecco lo yoga.
I darśana guidano verso l’aspetto analitico e scientifico della pratica mentre il tantra è l’aspetto riguardante la sintesi e la creatività artistica; le due tradizioni contengono gli elementi per sperimentare integralmente sé stessi.