Sequenze evolutive
Nella mia esperienza di insegnante sono giunto alla conclusione che āsana, una posizione, non richiede un intenso stato di presenza per essere eseguita. Più difficile, invece, è essere in contatto con una sensazione corporea interna se si è distratti. La percezione di una sensazione testimonia e richiede un grande atto consapevolezza.
Per molti praticanti, fin dalle primissime lezioni, questa presa di coscienza è uno scoglio insormontabile e abbandonano la pratica. Si lamentano della “poca” fisicità implicata, della lentezza, della mancanza di movimento, dell’assenza di sforzo. Tutti elementi che rivelano una ridotta connessione con il corpo sensibile, il corpo pranico.
A conclusione del testo voglio proporre, piuttosto che “sequenze di āsana”, “sequenze di sensazioni”.
Quello che trovo incongruente nei vari manuali contemporanei è che le proposte yogiche presentate riguardano sempre e soltanto posizioni e “serie di posizioni” da eseguire.
Vi si trovano sequenze di āsana con gradi sempre più alti di difficoltà ma, questo impegno richiesto, riguarda soprattutto gambe e braccia, e non viene considerato il corpo in quanto contenitore con il suo relativo contenuto.
Nella Gheraṇḍa-saṃhitā si pone l’accento sul corpo fisico inteso come recipiente, vaso (ghata), un contenitore di tutto quanto c’è all’interno. Ghata quindi riguarda il tronco; in yoga, quando si parla di corpo, si intende soprattutto questa zona.
Ho già avuto modo di mostrare, nelle pratiche ispirate al Sāṁkhya e alla Bhagavadgītā, l’importanza della percezione delle cavità corporee.
Come un recipiente di terra non cotta si dissolve se riempito [o gettato nell’acqua], così il corpo va presto in rovina (in questo mondo). Cuocilo bene nel fuoco dello yoga in modo da fortificarlo e purificarlo.
I sette stadi utili per lo yoga del corpo sono i seguenti:
1.
Purificare
2.
Rinforzare
3.
Stabilizzare
4.
Calmare
5.
Alleggerire
6.
Percezione diretta
7.
Distacco. (GS I, 8-9)
 
Il riferimento al corpo considerato come un contenitore è ancora più antico e risale alle prime Upaniṣad:
C’è un vaso con la bocca in basso e il fondo in alto: si deve intendere il corpo; esso è il vaso con la bocca in basso e il fondo in alto.
In esso è posta la gloria d’ogni tipo: i sensi sono la gloria d’ogni tipo, devono quindi intendersi i sensi.
Sul suo orlo siedono i sette ṛṣi: i sensi sono i ṛṣi, devono quindi intendersi i sensi. (BU II, 3) 1